Storie di comunità resistenti
Parte 1 – Vivere nella Brousse

INTRODUZIONE

M

i chiamo Riccardo e lavoro come cooperante in Africa da circa 3 anni in progetti di sviluppo rurale. In ogni occasione condivido le mie capacità e competenze, in linea con il progetto in questione, con i beneficiari con cui lavoro, generando così un processo partecipativo di sviluppo del progetto, fondamentale per la sua buona riuscita.

Oltre a dare il mio piccolo contributo, cerco sempre di comprendere a fondo le problematiche che si intendono affrontare attraverso la costruzione collettiva di nuove opportunità di sviluppo in contesti critici. Così, dalla mia ultima esperienza in Senegal con Glocal Impact Network nasce «Dans la Brousse», per raccontare il contesto dove operiamo, le principali difficoltà e le problematiche fondamentali che si cerca di contrastare con queste missioni.


LA BROUSSE

Abbandonando Dakar, verso est, si entra nella brousse, un territorio rurale arido, dove, per centinaia di chilometri, dominano il paesaggio della savana e le sue regole: baobab solitari, cespugli spinosi, erba secca e tanta sabbia. Fa parte del Sahel ed è l’ultima barriera con vegetazione prima del deserto del Sahara.

Sopravvivere nella brousse è difficile. La sabbia è il materiale primario, gli alberi vi crescono timidamente, le termiti ci costruiscono i nidi, le case dei villaggi rurali che si susseguono sono fatte di sabbia e, a stento, l’agricoltura si sviluppa sul suolo poco fertile.

Nei villaggi vivono famiglie molto numerose. In una classica giornata i bambini vanno a scuola, lavorano o giocano, gli uomini lavorano nel campo e trasportano persone e merci sui carretti trainati dai muli, le donne percorrono chilometri portando secchi e taniche d’acqua sul capo, mentre gli anziani si riposano all’ombra di una acacia e passano il tempo trasmettendo i saperi tradizionali ai più giovani.

Tramandare il sapere locale garantisce la sopravvivenza nella brousse, ciò nonostante le condizioni di vita spingono molti giovani a partire, verso nord e ad affrontare le sfide di un lungo viaggio

THIES

Ad un paio d’ore di viaggio da Dakar incontriamo l’ultimo avamposto urbano prima della brousse. La città di Thiés con i suoi 300 mila abitanti, è uno dei capoluoghi principali del paese. A Thiès ogni giorno c’è un mercato dove tutti i contadini della zona si recano per vendere i propri prodotti: cibi esotici e opere di artigianato, arte e tessitura.

Thiès rappresenta la porta per un’Africa antica, un’Africa priva di sviluppo dove la vita cerca di riprodursi in una costante lotta per appropriarsi, con pochi mezzi, delle scarse risorse a disposizione. Chi abita questa terra deve confrontarsi quotidianamente con i processi che estraggono le risorse di valore lasciandovi quasi nulla: agricoltura intensiva di arachidi, pesca intensiva, produzione di cemento, oro e adesso anche l’estrazione di petrolio sono una costante minaccia per le popolazioni locali.

 

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